Padri che uccidono.

Ogni delitto rappresenta un laboratorio dove si incontra il diritto e l’uomo.
Uomini diversi da come vorremmo, ma pur sempre uomini.
Delitti che NON sempre sono espressione di follia.
Persone “normali” che commettono mostruosità.
Vi racconteremo storie di delitti, senza spettacolarizzazione, al solo fine di cercare di capire.
I racconti sono divisi in 3 parti: il fatto così come emerge dalla cronaca, la personalità dell’assassino, la rilettura degli eventi.
Ci baseremo sugli atti pubblici e sulle perizie del dottor Vittorino Andreoli (che ha pubblicato le storie).
Cominciamo con un padre assassino.
Per cercare di capire in quale contesto possa accadere un fatto simile.

É ALESSANDRO MONTANARO.

Alessandro e Isabella, genitori di Arianna, sono legalmente separati dal maggio 1999, ma la loro relazione non si è mai davvero interrotta, nonostante la donna frequenti già Maurizio, un amico di famiglia.

Quella settimana sembra aprirsi la possibilità che i due coniugi tornino insieme.
Lo stesso pomeriggio inaspettatamente Isabella comunica al marito di voler restare con Maurizio.

Quella sera Alessandro chiede di poter tenere la bambina per la serata ed il giorno successivo.
Giunto a casa telefona alla moglie sul cellulare varie volte.
Lei lo spegne alle 21 per andare a festeggiare con Maurizio la sua nuova vita.

Qualche giorno prima Alessandro aveva comprato un coltello l’aveva mostrato ad Isabella dicendole che era per Maurizio.
É il coltello con cui sgozza sua figlia.

Il fascicolo degli atti contiene un documento agghiacciante.
Fogli scritti in parte dalla piccola Arianna e in parte dal padre la sera del delitto.

Cara mamma, sono le 20.20, il papà ti ha chiamato (perché l’ho voluto anch’io perché piangeva… avrei voluto che fossi qui con noi), voleva portarmi a casa ma io non volevo perché non lo voglio quello li.

«(l’Arianna si è stancata di scrivere e che tu ci creda o non ci creda sono pensieri suoi…)

Per quel che mi riguarda lo staccare il telefono è stato come se tu non la volessi tra i piedi. Io faccio un’azione che si poteva evitare anche con il telefono.

Ricorda é solo colpa tua se stiamo morendo. Non volevo c’entrasse l’Arianna ma quando l’ho vista in quelle condizioni per quel pezzo di… abbiamo deciso di non soffrire più.

Ma perché non mi hai lasciato vivere e lasciato vivere l’Arianna, avevamo 31 e 7 anni. Tu e solo tu – dico devi mai dimenticare – tu insieme a lui sei l’unica responsabile di tutto questo.

La morte di tua figlia è colpa solo tua, ricordatelo: e penso all’Arianna che ora è già li poverina non ha sofferto. Magari una telefonata allunga la vita».

A lato c’è scritto «grazie da Arianna

Continuiamo l’analisi di questo delitto familiare.

Dopo aver raccontato i fatti, secondo le cronache e gli atti processuali (leggi post precedente) il dott. Vittorino Andreoli ci parla, nella sua perizia e in suo libro (Delitti) del profilo psicologico di Alessandro.

É lo stereotipo di un soggetto dipendente.
Una vita fatta di piccoli intervalli di apparente serenità tra una ricaduta e l’altra.
Una adolescenza fatta di noia, solitudine, indisciplina, apatia.
Con il sevizio militare comincia l’uso di eroina.
Nel 1991 si sposa con Isabella e nel 1999 si separa.
Grande abilità nel parlare e nel raccontare menzogne.
Manipolatore straordinario.
Violento ed impulsivo, non sopporta le frustrazioni e pretende di essere capito.
É DIPENDENTE.
Non solo dalla droga, ma dalla madre, dalla moglie, dall’amante della moglie.
La dipendenza non ha bisogno di legami sereni, ma di legami e basta.
Permette il tradimento ma non l’abbandono.
Un ambiente sociale caratterizzato da disordine sociale e psicologico.
Il Carpi, amante della moglie, ed Alessandro erano amici e più volte avevano prospettato uno scambio di coppie.
Il Carpi realizzava pure video pornografici sfruttando la moglie e li vendeva.
Il padre del Montanaro metteva a disposizione la sua casa per girare video pornografici.
L’arma del delitto era proprio un regalo acquistato per l’amico.
Un ambiente senza ideali ed etica dove il rispetto si misura in denaro vigore sessuale.

Alla luce di quanto ricostruito, possiamo ripercorrere la dinamica del delitto.

  1. La SEPARAZIONE

Isabella aveva chiesto una separazione giudiziale con addebito ed affidamento esclusivo: Alessandro é tossicodipendente, si droga davanti alla figlia, picchia la moglie.

La separazione diventa consensuale con affidamento di Arianna alla madre. Il padre potrà averla con se il fine settimana.

Lui tenta di tornare con la moglie inscenando un suicidio, promettendo di non drogarsi più.

Isabella non interrompe in maniera definitiva la sua relazione con Alessandro, sebbene frequenti Maurizio Carpi.

2. Il tempo della speranza

Nella settimana antecedente l’omicidio Isabella prende l’influenza ed Alessandro va a farle la spesa, si ferma di notte, vanno a letto insieme.

Si ristabilisce un ménage familiare. Vanno insieme a cercare una casa da acquistare ed Alessandro promette di intestarla ad Isabella.

3. L’omicidio della piccola Arianna

20 dicembre, ore 17. Isabella telefona ad Alessandro: gli comunica di aver scelto Maurizio.

Panico, disperazione. Alessandro acquista della droga e se la inietta. Prende la macchina e va dalla moglie. É calmo, sotto l’effetto della droga.

Anche se non é sabato chiede di poter portare e tenere con se Arianna.

Isabella accetta di buon grado. Ha in programma di festeggiare con Maurizio l’inizio della nuova vita.

Alessandro prende Arianna e non appena in macchina comincia a torturarla chiedendole se con Isabella a casa ci fosse anche Maurizio

Porta la bambina nella casa dove viveva tutti e tre prima della separazione.

Manda messaggi, telefona continuamente ad Isabella.

Isabella spegne il telefono.

La bambina, che fino a quel momento rappresentava solo un filo che lo legava ad Isabella, non serve più.

Arianna può servire ancora solo per una cosa: LA VENDETTA.

La costringe ad ingerire delle compresse sedative

Poi la sgozza, con coltello che aveva comprato per Maurizio.

Tenta il suicidio in maniera poco efficace, tagliandosi la gola.

Viene salvato dalla madre, che arriva dopo essere stata telefonata da lui.

Tanti fili di dipendenza legano i protagonisti di questa vicenda, da cui resta estranea solo Arianna.

Arianna che, proprio per questo, non serviva più.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *