Ancora oggi la nostra cultura è pervasa da stereotipi e luoghi comuni legati al concetto di violenza contro le donne che impediscono il riconoscimento e l’emersione del fenomeno.
Riconoscere e sfatare questi stereotipi è il primo passo per fornire un supporto efficace e qualificato alle donne che si trovano a rivolgersi presso le istituzioni.
Quali sono i più diffusi?
- La violenza verso le donne riguarda solo le fasce sociali svantaggiate, emarginate, deprivate
In realtà è un fenomeno trasversale che interessa ogni strato sociale, economico e culturale senza differenze di età, religione e etnia.
2. Le donne sono più a rischio di violenza da parte di uomini a loro estranei
In realtà i luoghi più pericolosi per le donne sono la casa e gli ambienti familiari, gli aggressori più probabili sono proprio i loro partner, ex partner o altri uomini conosciuti: amici, familiari, colleghi, insegnanti, vicini di casa.
3. Solo alcuni tipi di uomini maltrattano le donne: uomini con problemi psichiatrici o che hanno subito violenza nell’infanzia.
In realtà, come molti studi documentano, non è stato possibile individuare un tipo particolare di maltrattante: etnia, età, condizioni socioeconomiche o culturali non sono determinanti.
I maltrattanti non rientrano in nessun tipo specifico di personalità o di categoria diagnostica e l’aver subito violenza nell’infanzia non comporta automaticamente il divenire persone violente.
Credere che il maltrattante sia “malato” ci aiuta a mantenerlo lontano dalla nostra vita, a pensare che sia un problema solo degli altri.
4. La violenza verso le donne è causata da raptus improvvisi o dall’uso di alcol e droghe.
In realtà, la maggior parte degli episodi di violenza sono premeditati: basti pensare al fatto che spesso le donne vengono picchiate in parti del corpo in cui le ferite sono meno visibili.
L’essere sotto l’effetto di alcol o droghe può far precipitare la situazione, ma non è la causa diretta delle violenze.
5. Alle donne “piace” essere picchiate, altrimenti se ne andrebbero di casa
In realtà sono molti i fattori che rendono difficile per le donne interrompere la situazione di violenza: la paura, la dipendenza economica, l’isolamento, la mancanza di alloggio, la riprovazione sociale, spesso da parte della stessa famiglia di origine, la difficoltà ad immaginare una via d’uscita…
6. La donna viene picchiata perché se lo merita, o se subisce violenze sessuali probabilmente è in parte responsabile, perché era vestita in maniera provocante
Nessun comportamento messo in atto dalle donne giustifica la violenza da loro subita, ed inoltre gli episodi di violenza iniziano abitualmente per futili motivi.
La violenza maschile contro le donne nella coppia ha una sua dinamica specifica, connessa agli stereotipi culturali e allo squilibrio di potere tra i generi che la contraddistingue dai casi di violenza esercitati da parte di una donna.
7. La violenza contro le donne è una questione femminile, un problema che riguarda le donne.
In realtà quello della violenza di genere è un problema principalmente degli uomini maltrattanti. Inoltre, estrinsecandosi soprattutto in ambito familiare, la violenza contro le donne riguarda anche molti bambini, il cui sviluppo è messo a rischio dai traumi vissuti.
La violenza verso le donne è un fenomeno esteso, anche se sommerso e per questo sottostimato. Ci sono molte donne che hanno alle spalle storie di maltrattamenti ripetuti nel corso della loro vita: a causa delle dimensioni del fenomeno (1 donna su 3 in Italia vittima di violenze almeno una volta nella vita), la violenza di genere contro le donne è un problema che riguarda la società nel suo complesso.
Come combattere queste idee stereotipate?
Prima di tutto attraverso un opera incessante di divulgazione e sensibilizzazione culturale: è quello che stiamo portando avanti con il progetto #diversefamiglieugualidiritti.
Fondamentale è la collaborazione reciproca dei diversi attori che si occupano del fenomeno, nel rispetto delle reciproche competenze.
Anche di questo abbiamo parlato nella diretta FB con Rosaria Capozzi, Presidente della Cooperativa “Il filo di Arianna”

